Dalla nostra inviata a Londra

di Viola Caon

Quest’articolo è precedentemente apparso su Il Manifesto

La notte di martedì ha lasciato Londra tranquilla, complice il dispiegamento di forze dell’ordine, ma ha portato disordini gravi in altre parti dell’Inghilterra. Birmingham consegna il bollettino più grave: i fratelli Shazad Ali e Abdul Mussavir, rispettivamente di 32 e 30 anni, con Haroon Jahan, 21 d’età, sono morti sull’asfalto, investiti da una macchina all’una di notte.
Anche Bristol, Nottingham, Liverpool, Manchester e la cittadina limitrofa di Selford sono state attraversate da scontri violenti, con le autorità locali in allarme a causa di «un’insufficiente presenza delle forze dell’ordine». I racconti peggiori arrivano però da Birmingham: anche il ristorante dello chef-tv Jamie Oliver è stato preso d’assalto dopo che il giovane cuoco aveva lanciato strali via Twitter contro la protesta. Tra vetrine in frantumi, auto in fiamme e shopping libero, i tre ragazzi, di origine asiatica ma inglesi di nascita, scesi in strada con altri 80 concittadini per difendere la zona dai saccheggiatori, sono stati brutalmente uccisi da un’Audi nera lanciata a gran velocità contro il marciapiede sulla rotta di Dudley Road, dove si trova la locale moschea. Shazad e Abdul, i due fratelli, avevano una pompa di benzina sulla strada e Haroon lavorava come meccanico in un’officina lì accanto, nella zona di Winson Green, temevano un rally nella notte e si erano uniti agli altri per impedire che succedesse.


«È a causa del vostro atteggiamento che avvengono i saccheggi» pare abbia urlato ai parenti delle vittime una donna di origine africana portata via in macchina da un’amica. Ed è proprio tra afro-caraibici e pakistani che sembra essersi consumata la tragedia. Un testimone, che ha rifiutato di dare il proprio nome, ha dichiarato al Guardian: «È stato un atto assolutamente deliberato. Non c’è dubbio al riguardo. La macchina è salita sul marciapiede e gli è letteralmente passata sopra. Chi guidava sapeva esattamente cosa stesse facendo». La miccia è accesa, i riots potrebbero virare verso lo scontro tra comunità.
Tariq Jahan, padre del più giovane delle tre vittime, il 21enne Haroon Jahan, si è mostrato di fronte alla porta della propria casa con in mano una foto del figlio: «Era il più piccolo dei tre e chiedevo sempre a lui se avevo bisogno di qualcosa. È sceso in strada a difendere la sua comunità. Non incolpo il governo, non incolpo la polizia, non incolpo nessuno. Era il suo destino e ora se n’è andato».

A Londra la situazione è stata sedata con la discesa in campo dei 16.000 poliziotti annunciati martedì dal premier David Cameron che ieri davanti ai microfoni della Bbc si è dichiarato soddisfatto: «Le maniere forti pagano, ci sono stati più poliziotti, più arresti e più incriminazioni. Doveamo rispondere con durezza ed è questa la risposta che stiamo vedendo, abbiamo visto il peggio della Gran Bretagna, ma anche la parte migliore».

E quando Cameron parla di maniere forti non sta usando un eufemismo: si riferisce alla decisione straordinaria, presa da lui e dal Ministro degli Interni Theresa May, di autorizzare la polizia a usare proiettili di plastica contro i rivoltosi. Stessi mezzi adoperati contro le rivolte in Irlanda del Nord che hanno causato 17 morti in 40 anni. L’idea dei cannoni d’acqua è invece circolata per qualche ora, ma una volta discussa è stata abbandonata perché non adatta al tipo di protesta «mobile». Milleduecento le persone arrestate per il momento, con i tribunali intasati a causa dei processi per direttissima.
Altre misure passeranno al vaglio oggi quando di buon mattino tornerà a riunirsi l’unità di crisi Cobra Emergency Committee, mentre un’ora dopo sarà il governo a incontrarsi, prima della sessione straordinaria della Camera dei comuni.
Cameron, sotto accusa per l’intempestività dell’intervento delle forze dell’ordine, appena può fa la voce grossa: «Chiunque sarà incriminato per disordini violenti finirà in prigione», e «non ci preoccuperemo di diritti umani fasulli». La priorità odierna, ha aggiunto il premier, è chiara: «decideremo qualsiasi azione necessaria per riportare ordine nelle nostre strade», ma si tratterà «di una sfida epocale per la polizia», «abbiamo grandi lezioni da imparare, per essere preparati in futuro».

In rete cominciano a girare commenti e si aprono le prime discussioni sulla natura di questa protesta. «I giovani in Medio Oriente protestano per ottenere diritti fondamentali. I giovani londinesi per rubare una tv al plasma», scrive mslulurose su Twitter. Altri invece rivendicano il diritto di manifestare la rabbia per una situazione di marginalità sociale. «Non possiamo chiamarli solo saccheggiatori. È successo in Egitto, è successo in Siria e sta succedendo anche qua: sono persone che protestano perché sono state lasciate ai margini» commenta un uomo africano che ha assistito ai saccheggi di Croydon lunedì sera, in un’intervista della Bbc mai andata in onda.
«È troppo presto per stabilire la natura di queste sommosse», resta prudente Rushanara Ali, deputata laburista per i distretti di Bethnal Green e Bow Church, «dobbiamo aspettare e identificare i colpevoli prima di categorizzare. Intanto l’ordine deve essere ristabilito per evitare che si verifichino altre tragedie».

Aggiornamenti in tempo reale sui fatti di Londra si trovano qui , mentre qui c’è un approfondimento molto interessante.

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