Poesie e Seopie di Julio Cortázar

testo e traduzioni di Amaranta Sbardella

Il tempo era deliquescente, qualcosa come cioccolata finissima o pasta d’arancio della Martinica, in cui noi ci ubriacavamo di  metafore ed analogie, cercando sempre di penetrarvi.

(J. Cortázar, Il Gioco del mondo)

Già dal titolo della raccolta, Poemas y Meopas (1971), -  curiosi anagrammi del termine ‘poemas’, ‘poesie’ – si intuiscono la sperimentazione linguistica e l’estro compositivo dello scrittore argentino. Prendendo spunto dalla realtà quotidiana, da oggetti effimeri e banali, Cortázar ricostruisce un mondo straordinariamente vivo, iridescente di suggestioni, sospeso da terra in una danza acrobaticamente dissacrante. L’artista è conosciuto in Italia quasi esclusivamente per i suoi racconti, nonché per il famoso romanzo Il gioco del mondo(Rayuela, 1963). Meno noti gli scritti ‘impegnati’ e le poesie, quest’ultime ancora inedite nel nostro paese. Qui una piccolissima selezione della sua straordinaria investigazione poetica.

A UN DIO SCONOSCIUTO

Chiunque tu sia
non venire più.
I denti della tigre si sono mescolati al seme,
un fuoco continuo piove sui caschi protettori,
non si sa più quando finiranno le smorfie,
il logorio di un tempo distrutto.

Siamo caduti obbedendo a te.

-La torre svettava elevandosi, le donne
portavano sonagli sulle gambe, si gustava
un vino forte, profumato. Si aprivano nuove
strade come cosce all’allegra frenesia,
alle carene insaziabili. Gloria!
La torre sfidava le misure prudenti,
così la sua ghirlanda
era una festa di strateghi.
L’oro, il tempo, i destini,
il pensiero, la carezza violenta, i trattati,
le agonie, le corse, i tributi,
rotolano come dadi, coi loro punti di fuoco. 

Chiunque tu sia, non venire più.
La cronaca è la favola per questi occhi timidi
di lenti focali e bifocali, polaroid, antihalo,
per queste mani con scaglie di cold-cream.
Siamo caduti obbedendo a te.

-I professori ostinati fanno gesti da topo,
vomitano Gorgia, patesi, anfizionici e Duns Scoto,
concili, canoni, scocciature, skaldas, treppiedi,
che vita facile!, i diritti dell’uomo, Ossian,
Ramon Llull, Pico, Farinata, il Mio Cid, il pettine
con cui Melisendra pettina i suoi capelli.
E’ così: tutelare i lasciti, adorarti
nelle tue opere,
renderti eterno, a te il lampo.
Fare della tua rabbia vivente un apotegma,
codificare la tua risata libera.

Chiunque tu sia, non venire più.

-La finzione, volto di farina, come penzola una scimmia?,
la sveglia che puntuale ci tira giù dal letto.
Venga alle due, venga alle quattro,
sfortunatamente abbiamo molti impegni.
Chi uccise Cock Robin? Per non aver usato
gli antidiaforetici, sì, signora.
Del resto la bomba H, il pettine musicale,
i detergenti, il violino elettrico,
alleviano il passaggio delle ore. Non è poi
così male la sala d’attesa: ha la tappezzeria.
-. Conforto, giovane antropologo?  Assortimenti:
li vede, li prova e se li porta via.
La torre svettava elevandosi,
però qui c’è la Dramamina.

Chiunque tu sia
Non venire più.
Ti sputeremmo addosso, spazzatura, fabbricato
a nostra immagine
di nylon e orlon. Jahvè, mio Dio.

POESIA

Non chiedo di glorie né di nevi,
voglio sapere dove si riuniscono le rondini morte,
dove finiscono le scatole di fiammiferi usati.
Per quanto sia grande il mondo
ci sono le unghie tagliate, i pelucchi,
i sacchi affaticati, le ciglia che cadono.
Dove vanno le nebbie,  i fondi di caffè,
gli almanacchi di un tempo?
Chiedo del nulla che ci  muove;
in questi cimiteri congetturo
che la paura cresce a poco a poco,
e che lì cova il Roc.

BLACKOUT

Se vedi un cane vicino a una tomba
fuggi dall’elicottero: nevica già
la morte delicata per triturazione, attacco
del vuoto, occhi che bruciano
perché così è il cobalto, è l’idrogeno.
Soldatino di piombo, di cioccolato, corri
a cercare riparo: chi ti dice
che il cane non cede il suo posto? sono
così ottusi i cani.
E sennò, c’è la tomba:
caccia via quel morto a calci, copriti
con ciò che rimane, stracci, terra, ossa.
(Non dimenticare mai il Reader’s Digest,
è un buon passatempo, è istruttivo.)

1 commento

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Una risposta a “Poesie e Seopie di Julio Cortázar

  1. marzia

    Notizie di un angolo di mondo che i miei nevrotici piedi di studentessa (tra tanti, anche di Duns Scoto!!!) ancora non hanno calpestato. Ringrazio e abbraccio chi, più coraggioso di me, ha già iniziato a farne mappe e schizzi per noi vecchi continentali.

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