Giorgio Nisini – Le città di Adamo

di Chiara Impellizzeri

Questa è la quinta delle nostre recensioni ai dodici libri finalisti al premio Strega. Qui vi spieghiamo perché abbiamo deciso di fare questo lavoro.

Marcello Vinciguerra è un imprenditore agricolo laziale di grande successo. Suo padre fu uno di quei mitologici self made men in grado di costruire un impero economico dal nulla e rimanere comunque un uomo modesto: nessuna villa principesca, nessuna grande metropoli, i Vinciguerra abitano nel paesino di nascita una bella casa, alto-borghese sì, ma comunque sempre «al di sotto delle loro possibilità». Marcello è sposato con la bellissima ragazza che frequentava all’università, un’imprenditrice indipendente che possiede uno showroom di mobili d’altissimo design e che riesce a fare l’amore col marito solo nelle pause pranzo, sui costosissimi divani del suo negozio, spinta dal timore voyeuristico di essere scoperta dai dipendenti.
La vita del protagonista tuttavia s’incrina nel momento in cui, vedendo per caso un servizio televisivo sulla camorra, ricononosce in un fotogramma di trent’anni prima lui e suo padre accanto ad un potentissimo boss, Adamo Pastorelli. Marcello, che ricorda la figura morale e irreprensibile del padre, è costretto ora a porsi delle domande: che l’impero ereditato sia nato dalla corruzione? Che sotto la veste dell’infaticabile e onesto uomo modello si celasse uno sconosciuto? Da qui inizia il ‘giallo morale’ di Marcello Vinciguerra alla ricerca della Verità sul Padre. A guidarlo saranno delle labili sensazioni, suscitate da un filmato, da una fotografia, o dall’immagine cristallizzata di un ricordo. Marcello proverà a fare luce sul suo passato, mettendo in discussione la sua vita attuale, il suo matrimonio, la sua ricca casa piena di freddi mobili di altissimo design.
Fin qui gli spunti meritevoli del romanzo. Negli effetti, invece, il libro si dissolve in una nuvola di fumo, un’occasione mancata per scavare nei meandri di un trauma esistenziale.

La storia, infatti, procede con lentezza, attraverso dettagli insignificanti la cui importanza sembra forzatamente esagerata dall’autore. Il finale ci dice, citando in ballo persino la prova ontologica di S. Agostino, che seppure la verità non possa essere confermata, le piccole deduzioni del protagonista bastano a tracciarla. Marcello riconosce quindi la plausibilità delle sue ipotesi sulla corruzione del padre, ma arriva a dichiarare ingiusto giudicare un uomo morto che ormai non può  difendersi. Del resto, non vale più la pena nemmeno porsi la domanda perché «quel tempo è passato»: un’improvviso incidente capitato alla moglie stravolge di nuovo la scala di priorità di Marcello e lo riporta al presente. Il giovane imprenditore, dopo aver ottenuto il successo negli affari grazie a uno slogan giocato sul cognome paterno, si riconcilia con la sua vita e persino con l’ossessione sessuale della moglie: il libro si chiude sull’amplesso dei due coniugi sopra un divano Boa, futuristica e serpentina struttura, dove i due incarnano ironicamente dei novelli Adamo ed Eva.
Un happy ending decisamente scacciapensieri, in netto contrasto con le premesse di partenza, e di cui si fa specchio lo  stile narrativo tendenzialmente superficiale dell’opera. Il protagonista infatti ha una caratterizzazione piuttosto piatta: narra in prima persona dichiarando tutti i suoi pensieri, non ha ombre o discordanze, il trauma sembra scuoterlo solo nominalmente. Tutti i personaggi principali sono descritti attraverso una serie di clichés; basti su tutto la frase usata per descrivere la moglie:
Era una bellezza d’altri tempi la sua, una bellezza matura, non più prospera.
I protagonisti poi si scontrano tra loro con un linguaggio prossimo alla soap opera e a un certo punto addirittura uno degli storici aiutanti del padre, bracciante alto laziale, si trasforma nello stereotipo del Padrino siciliano:

«Ma quali accordi, smettila con queste minchiate. Smettila di vedere tutto marcio quando invece tutto è normale. Sei un Vinciguerra, ricordatelo! E’ tuo dovere difende il nome della famiglia. Sei il figlio di Vittorio Vinciguerra, Cristo!»

Il tema della camorra sembra usato quasi per moda, non vi è una vera indagine sui suoi meccanismi e sul suo significato; il boss mafioso stesso, lungi da ogni realismo, è un personaggio romanzesco, un ragazzo povero che ha fatto carriera grazie alla raffinatezza della sua cultura e a un violento assassinio che ricorda una versione edulcolorata dei terribili omicidi narrati in Gomorra.
Non convince infine nemmeno l’uso, in un romanzo che vorrebbe criticare il consumismo della vita quotidiana, di nomi di marche ben definite per indicare una serie di oggetti non caratteristici: dei personaggi ricordiamo a stento l’aspetto fisico ma sappiamo che Marcello scatta una foto con l’iPhone e sale sul suo Range Rover, Ludovica torna a casa accompagnata su un Porsche Cayenne Turbo, il rude Brenno guida un Suzuki Vitara. Tuttavia qui non c’è nulla della carica satirica di un American Psycho.
Tutto comunque si perde: Nisini riesce a volte a creare delle immagini veramente evocative nelle pagine in cui descrive il rapporto di dipendenza di Marcello bambino con la figura paterna o in quelle in cui dipinge la cappa di grigiore e bruttezza che ha ormai invaso il decadente Eurano, il quartiere della camorra a cui allude il titolo, originariamente concepito da Adamo come un’opera d’arte.
Il romanzo perciò rimane in bilico tra le buone intenzioni e le loro realizzazioni. L’autore sembra non riuscire a portare fino in fondo il discorso iniziato e rimanda fino alla fine la scoperta della verità per poi sminuirla. Rimosso il padre, si celebra la logica del tout va bien: gli affari continuano più rigogliosi di prima e la vita va avanti. L’Italia, del resto, è il paese dei misteri irrisolti. Ma siamo proprio sicuri che, in anni in cui la collusione tra mafia, imprenditoria e politica tocca sempre più pesantemente la nostra vita quotidiana, indagare il proprio passato sia davvero così poco importante come per Marcello Vinciguerra?

Ecco le altre recensioni ai libri in concorso pubblicate fino ad ora: F. Geda, A. Bertante, L. Greco, G. Battaglia

1 commento

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Una risposta a “Giorgio Nisini – Le città di Adamo

  1. Vorremmo segnalare che Giorgio Nisini sarà ospite il/ giugno 2012 a partire dalle 19:00, nei locali di Spazio 5, in via Crescenzio 99/c, all’inaugurazione della mostra fotografica Vita Da Strega. Evento che ripercorre e celebra, attraverso le foto inedite dell’Archivio Riccardi la storia della manifestazione: i suoi autori, i suoi vincitori. Oltre Nisini, saranno presenti per raccontare il premio e i suoi retroscena Roperto Ippolito, giornalista e scrittore, Stefano Petrocchi e Giovanni Greco, finalista 2012 con il suo Malacrianza.

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