En unión y libertad


Nella prima partita Maradona non sbaglia, batte la Nigeria 1 a 0 con gol di Heinz al sesto minuto del primo tempo. L’Argentina gioca un buon calcio e Messi sembra quello del Barcellona, gioca bene. I latino americani rischiano di essere raggiunta dalla Nigeria, nel corso della partita sprecano anche buone occasioni per il raddoppio. Maradona sembra essere molto più razionale rispetto a ciò che ha dimostrato nel pre-mondiale, rimane comunque unico nel modo agitato e comico con il quale segue la partita da bordo campo, sembra inseguire ancora la palla; bei ricordi.

Per presentare una squadra come l’Argentina è difficile prescindere da quelle che sono le due figure centrali, i piloni sui quali si reggono tutte, o quasi, le possibilità narrative riguardanti l’Albiceleste: Maradona e Messi.

Sia per il primo che per il secondo sono state scritte pagine su pagine di commenti. Maradona ha cambiato il calcio e con il suo gioco ha oltrepassato quelli che erano i confini geografici del tifo, vedi Italia ’90 dove la curva del San Paolo gremita di tifosi napoletani durante Italia-Argentina cominciò ad inneggiare al fenomeno che aveva sconvolto Napoli, tifando contro la propria nazionale, l’Italia. Gli anni migliori Maradona li ha proprio passati a Napoli (1984-1991)  dove ha portato la squadra azzurra a vincere il campionato italiano prima nella stagione ’86-’87 poi nell’ ’89-’90. Da allora per molti giocatori argentini e latino americani Napoli divenne la Mecca del calcio e centinaia di migliaia di ragazzini all’anagrafe portano il nome del beniamino dei padri: Diego.

L’altro anche se ancora giovane (nato nel 1987) viene già considerato l’erede del pibe de oro, piccolo fisicamente, anzi fin troppo piccolo a causa di una malattia che ha inibito l’ormone della crescita e che lo ha costretto a rimanere un eterno bambino. Le cure di ormoni per farlo sviluppare erano molto costose e poté effettuarle solo grazie alla squadra che ha creduto subito nel suo talento, il Barcelona che lo fece trasferire dall’Argentina con tutta la famiglia e pagò le cure necessarie; l’eterno bambino poté così aggiungere ai piedi fenomenali e alla sua velocità un presenza fisica che gli ha permesso di debuttare nella Liga (campionato spagnolo) e diventare uno dei calciatori più forti degli ultimi anni. Resta difficile paragonarlo con altri fenomeni del calibro di Ronaldo e Zinedine Zidan , c’è da dire che la pulce (così viene affettuosamente chiamato messi) ha ancora parecchi anni di attività davanti a lui e dovrà dimostrarsi all’altezza delle aspettative in lui riposte, un’eredità non indifferente gli si poggia sulle spalle e sarà proprio in questo mondiale che dovrà dimostrarsi all’altezza di Diego.

Da Maradona, e di conseguenza da tutta l’argentina, ci si può aspettare di tutto, l’organico è di quelli da finale, ma rimane una vera incognita, una mina vagante; vedremo cosa riuscirà a fare, intanto la prima l’ha vinta.

Mi stupisce che Diego non abbia deciso di convocarsi, sarebbe stato divertente vederlo richiamare l’attenzione del quarto uomo, fare un piccolo cenno a Messi, togliersi la tuta ed entrare in campo con pancia e fiatone; probabilmente nel contratto era esplicitamente vietata l’auto-convocazione, conoscendolo avrei fatto lo stesso al posto della federazione argentina.


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