In attesa dell’8 giugno, data dell’ultimo incontro del ciclo #costruirestorie, pubblichiamo oggi le registrazioni dell’incontro del 16 maggio con Vanni Santoni, Gregorio Magini ed eFFe, tenuto in collaborazione con Lavoro Culturale.
#costruirestorie 1: quasi come esserci stati
In attesa dell’8 giugno, data dell’ultimo incontro del ciclo #costruirestorie, pubblichiamo oggi la registrazione dell’incontro con Francesco Pacifico e Gianluigi Rossini. Nei prossimi giorni potrete ascoltare anche quelle degli incontri in collaborazione con Lavoro Culturale.
- Gianluigi Rossini
- Francesco Pacifico
- Il dibattito, #1
- Il dibattito, #2
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Firenze delle letterature. Incontro pubblico tra scrittori e Matteo Renzi
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera che alcuni scrittori fiorentini hanno indirizzato al sindaco di Firenze Matteo Renzi in occasione dell’incontro di stasera. Dalle 19, alle Murate, si parlerà di politiche culturali, di rapporto pubblico-privato e di una nuova Firenze letteraria.
Firenze delle letterature. Politiche, pratiche, proposte
Lettera a Matteo Renzi
Firenze, 25 maggio 2012
Gentile Sindaco e Assessore alla Cultura e Contemporaneità del Comune di Firenze,
siamo un gruppo di scrittori, intellettuali e artisti legati a questa città. Pubblichiamo da anni presso editori nazionali, organizziamo iniziative e seminari, lavoriamo in case editrici, librerie, scuole e università, scriviamo su quotidiani, webzine, riviste, promuoviamo la letteratura e la lettura. Non rappresentiamo un movimento di poetica né istanze localistiche, ma crediamo in valori e pratiche comuni legate alla letteratura come patrimonio della nostra città e di tutti.
Ci siamo mobilitati a seguito di un evento – il “Festival dell’Inedito” – che andava prospettandosi a danno di Firenze, un evento speculativo mascherato da meccanismo democratico, al quale ingenuamente molte realtà, Comune di Firenze incluso, avevano dato il proprio patrocinio. Questa battaglia, condivisa spontaneamente e vinta grazie alla credibilità e alla capacità di coinvolgimento, anche nazionale, espressa dal gruppo, ci ha spinti a non fermarci, ma a cercare di rendere questo gruppo informale un tavolo permanente, che possa fungere da garante e promotore di cultura a Firenze, e ad esprimere pubblicamente un’aspirazione: vedere un giorno la nostra città diventare dimora di manifestazioni di qualità in cui letteratura, lettura, partecipazione e cittadinanza stiano assieme.
Crediamo che la nostra città debba riscoprire il suo ruolo di città-comunità, e nello specifico di comunità della cultura e dell’arte. Al di fuori di logiche mercantilistiche, oltre l’infertilità di politiche che preferiscono l’evento mediatico alla costruzione costante e sostenibile di una socializzazione intorno alla cultura. Crediamo anche che, nelle sue forme oggi simultaneamente esperibili – dalla carta al digitale, dalle fanzine al web – la letteratura sia l’ideale collante di attività educative, di creazione e di partecipazione. Per questo intendiamo contribuire a una definizione condivisa di una politica culturale, apportando la nostra esperienza, le nostre competenze, la nostra unità d’intenti.
A tale scopo stiamo realizzando una mappatura delle realtà vive e attive in città, che operano per la promozione della letteratura e per lo sviluppo della cultura, e abbiamo stabilito una prima rete di contatti fra esse. Crediamo infatti che in momenti storici come questo si debbano sempre preferire la sostenibilità delle iniziative e l’allargamento a tutto il territorio cittadino.
La nostra idea di Firenze delle Letterature è dunque un esperimento di condivisione. Siamo inclini a preferire iniziative di permanenza, piuttosto che eventi che non lasciano tracce reali sul territorio: iniziative, cioè, che non vedano nella vetrina di pochi giorni la loro ossatura. Iniziative in cui la promozione personale sia marginale rispetto alla partecipazione, con un pubblico garante della qualità e la possibilità di coinvolgere sponsor che, al netto della loro notorietà e fama, siano introdotti nella programmazione culturale in virtù di criteri di trasparenza e di prevalenza della sfera pubblica sul tornaconto privato.
In estrema sintesi, quello che proponiamo è di progettare, insieme a Lei e alle Istituzioni locali, una festa della letteratura che, per tappe ben visibili e aperte al contributo della popolazione, possa vedere la luce nel corso del 2013, articolata non come evento unico, ma come somma di iniziative che, nella lunga durata, coinvolgano tutti i livelli della cittadinanza, dalla biblioteca di quartiere alle case editrici, dagli scrittori emergenti alle grandi firme. In cui assieme alle tematiche più strettamente letterarie si discuta di diritti e lavori legati alla cultura. Il cui programma possa essere proposto pubblicamente nei mesi precedenti, e sul quale si possa avviare un bando di sottoscrizione pubblica trasparente e aperto al crowd-funding. Una festa che sia un narrare la città, che coinvolga anche librerie, biblioteche, locali, spazi sociali, mercati, strade e piazze. Per la quale, infine, noi mettiamo a disposizione la nostra esperienza e le nostre competenze, la nostra capacità di fare rete e di aggregare le migliori energie del territorio e del Paese.
Questo percorso per tappe che abbiamo immaginato, avrebbe, se implementato, risultati molteplici. In primo luogo, rilancerebbe Firenze come centro di produzione culturale e la renderebbe ancor più protagonista dello sviluppo culturale e della crescita della nazione. In secondo luogo, offrirebbe un modello inedito di gestione delle politiche culturali ispirato a criteri di trasparenza, sostenibilità, partecipazione e collaborazione tra pubblico e privato. Infine, donerebbe alla cittadinanza un’occasione per conoscere e apprezzare una produzione culturale cittadina che esiste e vale.
Per fare questo, abbiamo bisogno della collaborazione di Lei, in qualità di Sindaco ed Assessore alla Cultura, e del Comune, a fornire spazi, piattaforme, diffusione, occasioni di confronto. Perciò le chiediamo di predisporre un calendario d’incontri e che insieme si possa cominciare a stabilire criteri, dinamiche, ruoli, competenze, scadenze.
Firmato,
Vittorio Biagini, Filippo Bologna, Raoul Bruni, Enzo Fileno Carabba, Paolo Ciampi, Collettivomensa, Francesco D’Isa, eFFe, Ilaria Giannini, Emiliano Gucci, Paolo Maccari, Gregorio Magini, Francesca Matteoni, Gabriele Merlini, Sergio Nelli, Jacopo Ninni, Daniele Pasquini, Alessandro Raveggi, Francesco Recami, Matteo Salimbeni, Vanni Santoni, Rivista Semicerchio, Marco Simonelli, Andrea Sirotti
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“Perché i vostri libri sono così felici e gli autori così tristi?” . Uno storify ragionato sul Salone del Libro di Torino
di Silvia Costantino e Claudia Crocco
Quest’anno un pezzo di 404 si è trovato a Torino per il Salone del libro, e due di noi erano in una posizione privilegiata. Dalla classica raccolta di frasi improponibili* che si sentono dietro un bancone è nato un tentativo di raccolta di impressioni, dubbi, critiche e qualcosa di (pro)positivo.
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“Humanities e innovazione”: Firenze, lunedì 28 maggio
Lunedì 28 maggio, dalle 18.30 in poi, saremo a Firenze, al Museo Marino Marini. Interverremo alla presentazione di Humanities e innovazione (Doppiozero, Milano 2012), un pamphlet di Michele Dantini dedicato all’attuale dibattito su cultura e sviluppo, in cui è presentato un nuovo modo di pensare la ricerca nelle materie umanistiche. Il libro, in formato ebook, è disponibile su doppiozero.
Ne discuteranno, insieme a noi e all’autore, Stefano Chiodi, Claudio Giunta, Tomaso Montanari. Alberto Salvadori coordinerà il dibattito. Nei giorni successivi all‘incontro pubblicheremo qui un approfondimento sul tema, nella forma di un ‘dialogo con l’autore’.
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Un altro mondo è necessario. Blockupy Frankfurt!
Dal 16 al 19 maggio migliaia di corpi scendono in piazza a Francoforte per occupare, bloccare e dimostrare.
Ieri, 17 maggio, arrestano 77 italiani.
Uno di loro, Bruno Pepe Russo, è amico e redattore di 404. Ieri sera, dopo il rilascio, scrive questo su Facebook:
oggi sono stato arrestato e lo sono rimasto per ore, con trasferimenti in camionette galera senza luce del sole, due metri per tre. per essermi permesso di fare 20 metri di corteo in una cittä blindata, vuota, in cui il divieto e´ la regola, e la liberta e´l eccezione. arrestati in 77 perche non ci siamo ancora stancati di ripetervi che il mondo che preparate e riproducete conduce alla catastrofe, delle nostre tasche e delle nostre vite, dei nostri affetti e del nostro futuro. a mani alzate fuori dalle vostre galere ancora cantiamo che non ci avrete mai, come volete voi. ora ci dite che non possiamo circolare per la citta, differenziate le nostre cittaadinanze: europei di serie a, di serie b, e di serie c come noi, che non abbiamo diritto neanche a fotografarla la bce. sfideremo ancora le vostre leggi, un altro mondo non solo e´possibile… e´ necessario.
Oggi e domani la protesta continua, contro la BCE e per una nuova Europa.
Seguite la diretta su globalproject.info
Costruire storie: nuove pratiche di narrazione #1 e nuovi linguaggi #2
Oggi e domani ci saranno il secondo ed il terzo appuntamento del progetto “Costruire storie“, in collaborazione con Lavoro culturale. Questo pomeriggio parleremo di scrittura collettiva con Vanni Santoni, Gregorio Magini ed eFFe; mentre domani si discuterà di #twitter, storify e nuove pratiche di narrazione online, con Jumpin Shark e Flavio Pintarelli.
L’appuntamento è sempre alle 17.00, in Aula Magna, Facoltà di Lettere e filosofia, Siena. Vi aspettiamo.
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Content curation e i miei dubbi esistenziali
Quarto e ultimo post in vista degli incontri di domani e dopodomani in collaborazione con Lavoro Culturale. Per concludere il focus abbiamo scelto questa appassionata e lucida riflessione di @tigella, in queste settimane a Chicago per seguire OWS, sul suo lavoro di curation su twitter, già apparsa sul suo blog alla fine dello scorso anno.
Sono ormai molti mesi che mi interrogo sul mio modo di lavorare con Twitter. L’aumento dei follower e, in qualche modo, il riconoscimento del mio lavoro da più parti mi ha spinta a una maggiore responsabilità nei confronti di quello che faccio, degli argomenti che tratto, delle persone che mi seguono e mi leggono.
Provo a proporre qui alcune riflessioni, per spiegare meglio il mio metodo di lavoro e per aiutare me stessa e chi legge a definire meglio il ruolo del curator.
Come scelgo gli argomenti da seguire
Questa è una cosa che mi viene chiesta spesso. Spesso mi si sollecita a occuparmi di temi che non passano nella mia timeline. Altrettanto spesso mi vengono segnalate notizie su cose che non sto coprendo. Innanzitutto, io sono una persona sola. Sembra banale ricordarlo, ma credo che spesso chi mi segue non si renda conto che non è semplice (e in alcuni casi è impossibile) avere gli occhi e la testa su più argomenti, su più luoghi, su più eventi.
Generalmente, quindi, prediligo eventi in luoghi del mondo che conosco o che trattano argomenti a me familiari, per cui mi è più facile capire di cosa si sta parlando per riproporlo a chi mi segue. Scelgo poi in base alla qualità e quantità di fonti che riesco a selezionare, e anche in questo caso il conoscere bene il luogo o l’argomento mi aiuta a distinguere chi ne parla con competenza e chi no. Il mio lavoro, poi, consiste nel raccontare i fatti dal punto di vista di chi usa la Rete: se una notizia non ha in Rete fonti particolari che la riportano o la raccontano a me manca la materia prima, anche si trattasse di eventi di grandissima importanza.
Pinterest e Aby Warburg: così lontani, così vicini
Terzo post di preparazione agli incontri del 16 e 17 in collaborazione con Lavoro Culturale: si parla di Pinterest e Aby Warburg. La riflessione è di Giovanna Tinunin ed è già apparsa qui.
Inizi
“Mnemosyne: una sequenza di immagini per osservare dal punto di vista culturale e scientifico la coniazione espressiva anticheggiante nella rappresentazione della vita internamente ed esteriormente mossa all’epoca del Rinascimento europeo.”1
Se vi pare che non c’entri nulla con Pinterest, guardate qua:
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Di solidarietà, si tratta. Riflessione su SIC e scritture collettive
In vista degli incontri di mercoledì e giovedì prossimo, proponiamo un nostro storify sul progetto SIC (Scrittura Industriale Collettiva) e sulle forme dello scrivere in comune. Con Vanni Santoni e Gregorio Magini – che saranno nostri ospiti il 16 – parleremo della SIC, del Grande Romanzo Aperto e di cosa voglia dire scrivere collettivamente.
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Costruire storie #2 e #3
Negli ultimi anni sono emerse con forza nuove pratiche di narrazione, spesso legate al medium della rete e alle forme peculiari di organizzazione del discorso che essa prevede. A pratiche creative in senso tradizionale si sono affiancate presto esperienze di inchiesta e giornalismo, spesso ibridate. Il più significativo e innovativo strumento di analisi, sorto negli ultimi mesi su twitter, è lo #storify, attraverso il quale è possibile ricostruire la genealogia di una notizia, di un fenomeno o di un evento. Aggregando notizie provenienti in ogni istante dal web, lo #storify si configura come un vero e proprio mezzo narrativo, con il quale si fa, letteralmente, una storia. Se l’intento non è creativo, cioè di invenzione o finzione, lo sguardo rimane tale, dal momento che, a partire da dati “neutri”, costruisce una storia, cioè racconta. L’autore, o meglio gli autori, possono modificare in qualsiasi momento la narrazione, intervenendo a ri-selezionare il materiale usato, e contribuendo così a deviarla. La potenza di questa pratica si rivela giorno per giorno e produce continuamente nuove storie, nuove narrazioni. L’importanza di twitter nei movimenti politici sorti negli ultimi anni ha mostrato la centralità e la potenza del mezzo. Ma soprattutto dopo qualche mese o qualche giorno si può “rileggere” un evento: quello che è successo il 5 maggio scorso a Roma, ad esempio, o la settimana prima, sempre a Roma; in Egitto il 31 gennaio, o a Firenze il 13 dicembre. Oppure essere aggiornati sul fenomeno del femminicidio in Italia, o capire perché OWS ha scelto una ballerina che balla su un toro come logo.
La piattaforma di Pinterest consente invece di creare un archivio di foto, video, notizie sempre aperto e in espansione relativo a un determinato tema. I concetti di catalogazione e di mediazione delle informazioni si risignificano così acquisendo potenzialità nuove.
Gli usi che si possono fare dei social network, come di qualsiasi medium, sono molteplici e imprevedibili e necessitano di un’analisi che è ancora lacunosa, al di fuori degli utenti più consapevoli.
Proprio per non correre il rischio di feticizzare il mezzo digitale si deve però valutare ogni nuova possibilità con occhio attento e non aprioristicamente entusiasta (come fa jumpinshark quando analizza puntualmente Cowbird).
Se lo scopo è disintossicare l’evento bisogna riconoscerne la tossicità e approntare una nuova narrazione. Niente è se non è raccontato.
Un’altra forma in cui la comunità potenziale del web ha iniziato a esprimersi in tutta la sua forza è quella delle scritture dichiaratamente narrative. L’archetipo, e forse tuttora la forma più radicale, di tale genere di esperienza è il lavoro fatto da Wu Ming. Il collettivo permette infatti il libero accesso ai propri lavori, rendendoli modificabili continuamente da tutti i loro lettori: romanzi e racconti (La ballata del Corazza ad esempio, ora pubblicato in AaAM) sono nati così, da discussioni continue e costanti interazioni. Una forma più compiuta e strutturata è quella, invece, che hanno messo in atto Vanni Santoni e Gregorio Magini, i fondatori del gruppo SIC – Scrittura Industriale Collettiva. Attraverso un rigoroso sistema organizzativo, la SIC ha voluto far sì che “tutti scrivessero tutto”, organizzando un lavoro che, effettivamente, è “un’opera a duecento mani” (In territorio nemico). A SIC hanno fatto seguito altre esperienze simili (si veda la recentissima Cooperativa di Narrazione Popolare), e le interazioni tra testo e suo fruitore continuano a rivelarsi feconde, ottimi strumenti per affrontare il brulichio della contemporaneità.
Non solo di narrativa deve parlare, però, quando si guarda alla scrittura collettiva: si può anche in questo caso prendere Wu Ming come esempio, cinque persone “senza nome” che decidono di scrivere – e rendere fruibile – un saggio dalla portata di New Italian Epic. Anche in questo caso l’esempio è quasi estremo, ma utile per dare la dimensione di un fenomeno in grande espansione: la critica militante collettiva, la politica scritta in comune, che passa non solo attraverso i social network ma, molto, anche, attraverso blog e riviste collettive, appassionate, impegnate nell’immersione in ciò da cui sono costantemente circondate, forti della loro permeabilità.
Per il ciclo di incontri Costruire storie: nuovi linguaggi e nuove pratiche di narrazione 404: file not found e Lavoro Culturale vi invitano il 16 e il 17 maggio nell’aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena: parleremo di scrittura collettiva con Vanni Santoni, Gregorio Magini e eFFe (leDita, selfpublishinglab.com); parleremo di twitter, di #storify e nuove pratiche di narrazione con jumpinshark e Flavio Pintarelli.
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Storie di ordinaria provincia. Iosonouncane e la nuova epica della canzone italiana
di Olga Campofreda
L’Italia del cappuccino e cornetto, delle uscite serali, delle televisioni sparate al massimo del volume, ma soprattutto l’Italia degli individui in silenzio. La non comunicazione degli uomini che affonda nell’ipercomunicazione degli oggetti. Tutte queste cose e troppe altre sono finite nel disco di Jacopo Incani, in arte Iosonouncane, un disco che porta un nome grottesco e minaccioso insieme, La Macarena su Roma, con quel retrogusto militante di fascismo a braccetto con la maledizione kitsch.nazional popolare, che sa tanto di polvere nascosta sotto il tappeto di una stanza che si millanta rassettata. Il disco è uscito già da un po’, il catalogo dell’etichetta Trovarobato segna la data 2010. Ma il punto è proprio questo: il progetto di Iosonouncane resta tanto più impresso quanto è vero che esordire oggi significa anche essere già superato domani. E invece no. Non succede in tal caso. La Macarena su Roma è un album che non è ancora scaduto, anzi. Si tratta proprio di uno di quelli a lunga conservazione. Forse perchè le sue tracce, proprio canzoni non sono.
Jacopo Incani ha creato un nuovo modo di fare il cantastorie e l’ha imparato prestando orecchio ai bombardamenti mediatici a cui siamo stati sottoposti almeno da un decennio, laddove le intercettazioni telefoniche riportate dai giornalisti e i jingle televisivi riecheggiati in streaming sono diventati il nuovo rumore di fondo dell’habitat dell’homo sapiens sapiens. Brandelli acustici di un’Italia cucita a carne cruda, in modo grossolano, vivo: il mostro. Per ricavare alla fine l’immagine cadavere di un paese infantile, smarrito ed inquietante come solo il cadavere vivente del mostro di Frankestein.
Si tratta di musica, ma anche di un esperimento di arte contemporanea. E sono sicura che anche la letteratura c’entra, lì, da qualche parte. E quindi ecco un’intervista necessaria all’artista da giovane.
1) Mi è venuta voglia di recensire il tuo disco solo adesso, anche se ho assistito tre volte ai tuoi live e l’album non è più tra le ultime uscite. Però l’ultima volta che ti ho ascoltato, a Roma, alla Locanda Atlantide, è successa una cosa: cantavi proprio “La Macarena su Roma” e ad un certo punto mi sono voltata verso un mio amico e gli ho detto “Raymond Carver”. Non mi era mai capitato di individuare un parallelismo così netto tra due realtà artistiche- musica e letteratura- che ultimamente non sembravano avere più nulla da dirsi, impegnate più che altro a ridefinire se stesse. Ma questa è un’altra storia. La cosa importante è che le tue canzoni, come i racconti dell’americano Raymond Carver, parlano di cose che sono sotto gli occhi di tutti, così consuete che non si vedono, eppure urgenti e disperate. Ogni forma d’arte è poi principalmente l’impossibilità di tacere sulle cose. Ricordi il momento esatto in cui l’urgenza di scrivere i tuoi testi è diventata incontenibile? Qual è stato il primo testo che hai buttato giù e cosa stava succedendo nel frattempo, intorno? Leggi l’articolo completo
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Premio Dedalus – Pordenonelegge. Classifiche Marzo 2012
Da quest’anno Quattrocentoquattro è “lettore” per il premio Dedalus-Pordenonelegge. Pubblichiamo dunque i risultati delle votazioni relative alla Classifica parziale di Marzo 2012, e rendiamo palese i nostri voti:
Narrativa
Pietro Grossi, Incanto, Mondadori, 6 punti
Michele Mari, Fantasmagonia, Einaudi, 3 punti
1 Michele Mari, Fantasmagonia, Einaudi, punti 50
2 Elena Ferrante, L’amica geniale, edizioni e/o, p. 43
3 Alessandra Sarchi, Violazione, Einaudi, p. 43
4 Valeria Parrella, Lettera di dimissioni, Einaudi, p. 30
5 Antonio Moresco, Gli esordi, Mondadori, p. 26
6 Edoardo Albinati, Vita e morte di un ingegnere, Mondadori, p. 24
7 Francesco Permunian, La Casa del Sollievo Mentale, Nutrimenti, p. 21 Leggi l’articolo completo
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Bonsai #19. Woody Allen, “To Rome with love”
di Flaminia Beneventano
Roma, una città in cui “nascono tante storie”. E’ – con la sua prima battuta (in inglese maccheronico nella versione originale) – lo stesso vigile di Piazza Venezia a dirlo, personaggio che apre la pellicola e che è, allo stesso tempo, il primo dei tanti clichés romani che costellano il film. E di storie Woody Allen ne proporrà quattro, divertenti e imprevedibili, ognuna con le proprie sfaccettature e sviluppi paradossali che rendono questa commedia un trionfo dell’esagerazione comica, pur prendendo spunto da situazioni tipiche, al limite del banale. I topoi su cui si basano gli episodi sono volontariamente tali, scelti come punto di partenza per esilaranti trovate comiche, attraverso le quali il genio del regista newyorkese si esplica nella sua vena più creativa. Lungi dal conferire al film una patina di opaca stanchezza, l’ordinarietà delle situazioni proposte mette anzi in rilievo l’originalità delle soluzioni narrative e degli svolgimenti inattesi.
Per la seconda volta in pochi mesi, dopo Midnight in Paris (dicembre 2011), Woody Allen offre al suo pubblico uno spaccato di vita in una capitale europea: Roma, con il suo splendore, fa da sfondo al mosaico di episodi che costituiscono la trama – anzi, le trame – del film, e rappresenta un punto di incontro per i personaggi. Ad un ulteriore livello di analisi, tuttavia, la città non si rivela soltanto un affascinante teatro per le vicende narrate; quale emblema e centro della cultura italiana per antonomasia, l’ambientazione fornisce al regista una serie di spunti per ironizzare sull’identità italiana e sulle sue peculiarità. Ulteriore enfasi è data dall’arguto confronto con il modo di essere statunitense, anch’esso esasperato nei suoi tratti tipici, che caratterizza la maggior parte dei protagonisti. Leggi l’articolo completo
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